Film Pane Amore e Fantasia
Inviato da Sorrento al paesino di Sagliena, il maresciallo dei carabinieri Antonio Carotenuto, uomo di mezza età galante e di buon cuore, è attratto dal fascino della giovane Maria, detta “la bersagliera”, a sua volta innamorata di un carabiniere veneto troppo timido per dichiararsi. Ma all’attempato dongiovanni non è indifferente neanche Annarella, una schiva levatrice cui comincia a fare la corte, finendo col vedere in lei la donna più adatta a sé per età e temperamento.Pochi film hanno segnato la storia del costume e del cinema italiano come Pane, amore e fantasia, che ottenne alla sua uscita un riscontro di pubblico così vasto da inaugurare una vera serie. Con le sue graziose schermaglie, da commedia di tradizione, come fu immediatamente notato dalla critica, il suo tono episodico e brillante, il film diretto da Luigi Comencini inaugura – su larga scala – quel “neorealismo rosa” che avrebbe avuto ulteriore consacrazione con altri titoli successivi, tra tutti Poveri ma belli. Da un soggetto di Ettore Maria Margadonna, tra gli autori dell’affine e precedente Due soldi di speranza di Renato Castellani, la sceneggiatura del regista cerca il quadro, quasi idilliaco, di una provincia dove i penosi strascichi della guerra da poco conclusa sono superati da una voglia di ricominciare tutta italiana. Ai vari tipi messi in scena, il maresciallo suadente, la ragazza risoluta, il giovane timido e la donna sfuggente, corrispondono alcune affidabili facce della società del tempo in una riproposizione caricaturale, ma genialmente fedele al di là delle forzature di una scrittura volutamente popolare e dialettale. All’uscita, un recensore d’eccezione come Alberto Moravia sottolineò quanto il pregio maggiore della pellicola fosse «[…] il superamento del dialetto stesso attraverso la moralità della storia e dei personaggi. Il dialetto, insomma, appare qui come un mezzo e non come il fine della rappresentazione» (Alberto Moravia, Cinema italiano, Recensioni e interventi 1933-1990, Bompiani).
Maggiore incasso ai botteghini della stagione 1953-54, il film conquistò l’Orso d’argento al Festival di Berlino, lanciando Gina Lollobrigida, splendida e sensualissima protagonista, nell’empireo delle star a livello mondiale. Altrettanto indimenticabile rimane la prova di Vittorio De Sica, inarrivabile nel ruolo del seduttore avanti con l’età. Le avventure del maresciallo Carotenuto continuano in Pane, amore e gelosia, sempre di Comencini, Pane, amore e… di Dino Risi e Pane, amore e Andalusia, diretto da Javier Setó con la supervisione dello stesso De Sica.